Intervista ad un Bipede che AMA il mare!

Avere l'impressione di aver fatto un po' amicizia con l'autore del libro che avete appena letto, succede anche a voi?
Per noi Bipedi Sottoterra e Claudio Di Manao è stato così, anche se in realtà, la sua amicizia con la Terra è iniziata molto prima della nascita del suo primo libro.

Descrivi il tuo lavoro e come sei arrivato a farlo.
 
In questa fase della mia vita mi occupo di contenuti, che suona un po' meno fighetto di autore, ma è più esaustivo. 
Scrivo un po' per tutti i gusti; dai romanzi ai manuali, dagli articoli di viaggio agli approfondimenti, dalle sceneggiature ai programmi radiofonici... ho collaborato ad alcuni documentari. Faccio spesso il topo d'archivio, alla ricerca di clip, commenti musicali e pubblicazioni scientifiche. 
Ho iniziato mentre ero intento a fare qualcos'altro, l'istruttore e guida subacquea in Mar Rosso. 
Un giorno m'è venuto in mente di scrivere un libro, Figli di una shamandura, sul nostro stile di vita... e quelli che l'hanno letto sono diventati matti, a cominciare dall'editore che me l'ha pubblicato. 
Io m'ero divertito un casino a scriverlo ma non m'aspettavo che diventasse un cult nel nostro giro. Poi hanno voluto il secondo e mi hanno chiuso in casa per un inverno a Sharm, mi portavano da mangiare, cucinavano per me purché scrivessi il seguito. 
Ho cominciato a scrivere per delle testate, per dei registi, ed eccomi.
 
C'è un'avventura nella tua vita da sub che ti ha cambiato?
 
Sicuramente il coinvolgimento come staff nel Red Sea Turtles Project, un programma di conservazione marina. 
Come tutti gli altri istruttori e guide subacquee avevo partecipato a diverse iniziative, ma quel progetto mi aprì un mondo davanti agli occhi. Entrai in contatto più stretto con i ricercatori, con gli enti e i loro funzionari. 
Fu il mio primo sguardo da insider sui meccanismi che muovono i progetti di conservazione, sui loro dilemmi. 
Ero stato reclutato più per i miei contatti con i media e la comunità locale che per la mia conoscenza dell'ambiente marino, e questo mi ha spinto a divorare pubblicazioni scientifiche, ad assorbire conoscenze e metodi da persone coinvolte in altri progetti. 
Il mio ultimo libro, Io Sono Il Mare, si ispira a queste persone, alla loro passione.
 
Quale creatura marina ti assomiglia di più?
 
Non mi sono mai posto questa domanda. 
Ci provo: mi sento un gatto e mi danno spesso del gatto. In mare ci sono due categorie che si comportano un po' come i gatti: gli squali e polpi. 
I polpi sono enormemente più capaci degli squali e secondo me hanno anche un certo senso dell'umorismo. 
Ma c'è una cosa che non mi piace del polpo: la sua fissa di portarsi tutto nella tana, mentre io tendo a lasciare le mie cose in giro per il mondo. Lo squalo è più vagabondo, meno attaccato a un luogo preciso, ma è decisamente meno divertente di un polpo. Quindi non so.
 
Hai un personaggio presente o passato al quale ti ispiri?
 
Le mie stelle per la navigazione cambiano ogni tre mesi e di ora in ora a seconda di quello che devo fare, quindi l'elenco delle influenze sarebbe una lunga lista. 
Lo scrittore che ho più ammirato, nella sua completezza umana è Luis Sepulveda, ma è un altro inarrivabile, come Conrad, o Hemingway, per esempio. Tuttavia, quando apro gli occhi al mattino so che non ho bisogno di andare lontano, verso le stelle: la mia fonte d'ispirazione più potente è accanto a me: la mia compagna.
 
Quando è stata la prima volta in cui hai sentito parlare di cambiamenti climatici e che effetto ti ha fatto?
 
Alle elementari. Si parlava già di effetto serra, come prospettiva. Dato che eravamo già andati sulla luna pensavo che quando sarei diventato grande avrei trovato il problema già risolto, perché i grandi lo conoscevano già da tempo. Invece...
 
Hai potuto osservare di persona gli effetti del clima e/o dell'inquinamento nella vita marina? 
 
I reef che ho osservato per un arco di tempo abbastanza lungo, dodici anni no-stop, appartengono al Mar Rosso. 
Per una serie di motivi che vanno dalle specie coralline alla conformazione geologica, il Mar Rosso è stato tra i meno colpiti. 
Ho visto i suoi reef soccombere ad altri impatti, come i cantieri sul mare, il traffico navale, sversamenti di fosfati e di petrolio, l'incuria di alcuni subacquei e le creme solari degli snorkelisti. I pescatori di frodo. 
Ma ho anche visto dei reef rinascere. George Monbiot nel suo libro Rewilding conferma ciò che ho visto con i miei occhi: il mare si rigenera più velocemente del suolo, è impressionante. Basta soltanto lasciarlo in pace. 
Il problema è che non lo fanno mai: gli interessi economici sono troppo alti, che si tratti di pesca o petrolio, o di sviluppo costiero insostenibile, non hanno il coraggio. E le lobby premono forte. Eppure, chiudere il mare sarebbe un investimento, di quelli che valgono per tutti. Vedo un certo parallelismo tra il fallimento nella chiusura del mare e la palese incapacità di gestione della pandemia, con la mancata applicazione di un lock-down efficace, concertato. 
Gli attori sono gli stessi: lobby che premono e politica impotente. 
Ma insisto: il mare è capace di miracoli. L'ho visto, basta lasciarlo in pace. Come tutto il pianeta, se vogliamo, ma il mare è quello che ci darà le più grandi soddisfazioni, sempre che non sia già troppo tardi.
 
Secondo te ci sono argomenti di cui sarebbe bene trattare a scuola? Se si, quali?
 
L'avvicinamento al mare e alla subacquea. M'è stata offerta l'occasione di farlo con Scuola d'aMare, una bella iniziativa con la regia di DAN Europe sulla promozione nelle scuole della subacquea in quanto attività sicura, ma soprattutto come percorso di consapevolezza ambientale marina. 
Ho collaborato, con altri autori, alla stesura dei testi. Noi subacquei godiamo di uno sguardo privilegiato sul mare. 
Come ha detto Sylvia Earle (la plusvalenza femmina di Jacques Cousteau ma meno nota in quanto donna) noi subacquei siamo i migliori ambasciatori del mondo marino. 
In Italia esistono, nei confronti della subacquea, delle resistenze che a volte sfiorano il tabù. 
Lo dobbiamo alla solita narrativa distorta tanto dai vecchi macho quanto dai media in cerca di titoli allarmanti. Il rovescio della medaglia è un approccio facilone di chi, una volta scoperto che tutti, ma proprio tutti, possono immergersi, s'avventura sott'acqua con leggerezza. 
Il mare è il Paese delle Meraviglie. S'incontrano più specie in mezz'ora sott'acqua che in due ore di camminata nel bosco. E che specie! Alcune sembrano aliene. Siamo tutti Alice, lì sotto.
 
Se ti intervistassero, quale sarebbe la domanda dei tuoi sogni?
 
Cosa volevo fare da grande quando ero piccolo.
 
Rispondi alla domanda dei tuoi sogni!!!
 
L'astronauta. Volevo andarmene nello spazio.
Non sono mai uscito dall'orbita terrestre, ma sono entrato in un altro spazio, tutto blu. Anche lì sotto si è senza peso e l'aria te la devi portare da casa, ma è meglio dello spazio: tutto intorno c'è sempre vita. Anche se ti immergi nel blu assoluto, senza un pesce o un corallo in vista, sai che non sei da solo, sai che con te ci sono come minimo milioni di esserini, Il plancton.

Grazie Claudio per averci dedicato il tuo tempo in questa intervista, e grazie per l'impegno che ogni giorno metti nel raccontare il tuo amore per la natura, che traspare da ogni tuo lavoro.
Grazie, infine, per aver acceso nei Bipedi Sottoterra la voglia di diventare anche un po' più Bipedi Sott'acqua!


Puoi seguire Claudio Di Manao su Twitter
Sul suo blog e sulla sua rubrica sull'ambiente marino!



Commenti

  1. bellissima intervista!! ora corro a comprare il libro!! 😃👍🏃‍♀️➡️➡️➡️ 📚

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Ho intervistato un assaggiatore di lava!

Gaia e il Monte Erebus